12) Osiander. Il sistema copernicano non  niente pi di
un'ipotesi matematica.
Presentiamo la prefazione di Osiander, che favor una serie di
equivoci sulle vere intenzioni dell'autore del De revolutionibus.
Egli afferma esplicitamente che dall'astronomia non si pu
ottenere niente di certo, ma solo ipotesi.
A. Osiander, Ad lectorem de hypothesibus huius operis, Praefatio,
in N. Copernici De revolutionibus orbium coelestium (pagine 37-40
e 52).

Io non dubito affatto che alcuni uomini eruditi, essendosi ormai
diffusa la notizia della novit delle ipotesi di quest'opera che
rende la Terra mobile e pone immobile il Sole al centro
dell'universo, siano fortemente indignati e pensino che non si
debbano turbare le discipline liberali, ben fondate ormai da lungo
tempo. Se tuttavia essi volessero esaminare in modo accurato la
cosa, essi troverebbero che l'autore di quest'opera non ha fatto
niente che meriti biasimo. E' compito dell'astronomo infatti
comporre, mediante un'osservazione diligente ed abile, la storia
dei movimenti celesti e quindi di cercarne le cause ovvero, poich
in nessun modo  possibile cogliere quelle vere, di immaginare ed
inventare delle ipotesi qualsiasi sulla cui base questi movimenti,
sia riguardo al futuro sia al passato, possano essere calcolati
con esattezza conformemente ai princip della geometria. E questi
due compiti l'autore di quest'opera li ha assolti egregiamente.
Poich infatti non  necessario che queste ipotesi siano vere e
neppure verosimili, ma basta questo soltanto: che esse offrano dei
calcoli conformi all'osservazione. A meno che qualcuno non sia
cos ignaro di ottica e geometria da ritenere verosimile
l'epiciclo di Venere e da considerarlo la causa per cui Venere ora
segue ora precede il Sole di quaranta parti di cerchio [gradi] e
pi. Chi non vede infatti che una volta ammesso ci ne segue
necessariamente che al perigeo il diametro della stella dovrebbe
apparire quattro volte pi grande e il corpo stesso pi di sedici
volte pi grande che nell'apogeo? Ma questo va contro tutta
l'esperienza di secoli. Ci sono tuttavia in questa scienza cose
non meno assurde che per non  necessario esaminare adesso in
questa sede. Risulta infatti abbastanza chiaro che tale arte, in
modo semplice e totale ignora le cause dei movimenti irregolari
dei fenomeni celesti. E se quindi ne escogita qualcuna con
l'immaginazione - e ne escogita moltissime - essa non le escogita
affatto per persuadere qualcuno che le cose stanno cos, ma solo
perch vi si possa fondare un calcolo esatto. Ora, come si offrono
differenti ipotesi per spiegare uno stesso movimento di un corpo
celeste (come, per il moto del Sole, l'eccentricit e l'epiciclo),
l'astronomo adotter di preferenza quella che pu essere compresa
pi facilmente. Il filosofo forse richieder in pi la
verisimiglianza: ma nessuno dei due comprender o insegner
qualcosa di certo a meno che non gli sia rivelato per rivelazione
divina. Lasciamo dunque che anche queste nuove ipotesi siano
conosciute tra le antiche, nient'affatto pi verisimili, tanto pi
che sono ammirevoli e facili a un tempo e portano con s un tesoro
immenso di osservazioni dottissime. E che nessuno, in ci che
concerne le ipotesi, si aspetti dall'astronomia nulla di certo,
dal momento che essa non pu darci niente di simile, in tal modo
eviter di abbandonare questa disciplina pi ignorante di quando
vi si era accostato, per aver considerato come vere cose che erano
state elaborate per uno scopo differente.
La rivoluzione scientifica: da Copernico a Newton, a cura di Paolo
Rossi, Loescher, Torino, 1973, pagine 186-188.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1. Capitolo
Due.
13) Bruno. Contro Osiander asino ignorante e presuntuoso.
Bruno si schier decisamente con coloro che ritenevano che la
concezione astronomica di Copernico non fosse affatto una ipotesi,
motivata solo dalla comodit de le supputazioni (cio dalla
maggiore semplicit dei calcoli), ma esprimesse la profonda
convinzione dell'autore del De revolutionibus e la verit dei
fatti. L'Epistola superliminare  la prefazione di Osiander.
G. Bruno, La cena delle Ceneri, Dialogo Terzo (pagine 37-41 e 53).

Smitho. Che soggionse il dottor Nundinio?.
Teofilo. Io dunque, disse il latino, voglio interpretare quello
che noi dicevamo; che  da credere, il Copernico non esser stato
d'opinione, che la terra si movesse, perch questa  una cosa
inconveniente ed impossibile; ma che lui abbia attribuito il moto
a quella, pi tosto che al cielo ottavo, per la comodit de le
supputazioni. - Il Nolano disse, che, se Copernico per questa
causa sola disse la terra moversi, e non ancora per quell'altra,
lui ne intese poco e non assai. Ma  certo, che il Copernico la
intese come la disse, e con tutto suo sforzo la prov.
Smitho. Che vuol dir, che costoro s vanamente buttorno quella
sentenza su l'opinione di Copernico, se non la possono raccogliere
da qualche sua proposizione?.
Teofilo. Sappi che questo dire nacque dal dottor Torquato; il
quale di tutto il Copernico (bench posso credere che l'avesse
tutto voltato) ne avea retenuto il nome de l'autore, del libro,
del stampatore, del loco ove fu impresso, de l'anno, il numero de'
quinterni e de le carte; e per non essere ignorante in gramatica,
avea intesa certa Epistola superliminare attaccata non so da chi
asino ignorante e presuntuoso; il quale (come volesse iscusando
faurir l'autore, o pur a fine che anco in questo libro gli altri
asini, trovando ancora le sue lattuche e frutticelli, avessero
occasione di non partirsene affatto deggiuni), in questo modo lo
avvertisce, avanti che cominciano a leggere il libro e considerar
le sue sentenze.
Non dubito, che alcuni eruditi, (ben disse alcuni, de' quali lui
pu esser uno), essendo gi divolgata la fama de le nove
supposizioni di questa opera, che vuole la terra esser mobile ed
il sole starsi saldo e fisso in mezzo dell'universo, non si
sentano fortemente offesi, stimando che questo sia un principio
per ponere in confusione l'arte liberali gi tanto bene e in tanto
tempo poste in ordine. Ma, se costoro vogliono meglio considerar
la cosa, trovaranno, che questo autore non  degno di riprensione;
perch  proprio agli astronomi raccrre diligente e
artificiosamente l'istoria di moti celesti; non possendo poi per
raggione alcune trovar le vere cause di quelli, gli  lecito di
fengersene e formarsene a sua posta per principii di geometria,
mediante i quali tanto per il passato, quanto per avenire si
possano calculare; onde non solamente non  necessario, che le
supposizioni siino vere, ma n anco verisimili [...] - E conclude
al fine: Lasciamoci dunque prendere il tesoro di queste
supposizioni, solamente per la facilit mirabile ed artificiosa
del computo; perch, se alcuno queste cose fente prender per
vere, uscirr pi stolto da questa disciplina, che non v'
entrato.
Or vedete, che bel portinaio! Considerate quanto bene v'apra la
porta per farvi entrar alla partecipazion di quella onoratissima
cognizione, senza la quale il saper computare e misurare e
geometrare e perspettivare non  altro che un passatempo da pazzi
ingeniosi. Considerate come fidelmente serve al padron di casa.
Al Copernico non ha bastato dire solamente, che la terra si move;
ma ancora protesta e conferma quello scrivendo al Papa, e dicendo
che le opinioni di filosofi son molto lontane da quelle del volgo,
indegne d'esser seguitate, degnissime d'esser fugite, come
contrarie al vero e dirittura. Ed altri molti espressi indizii
porge de la sua sentenza; non ostante ch'alfine par, ch'in certo
modo vuole a comun giudizio tanto di quelli che intendono questa
filosofia, quanto degli altri, che son puri matematici, che, se
per gli apparenti inconvenienti non piacesse tal supposizione,
conviene ch'anco a lui sii concessa libert di ponere il moto de
la terra, per far demostrazioni pi ferme di quelle, ch'han fatte
gli antichi, i quali furno liberi nel fengere tante sorte e
modelli di circoli, per dimostrar gli fenomeni de gli astri. Da le
quale paroli non si pu raccrre, che lui dubiti di quello che s
constantemente ha confessato, e provar nel primo libro,
sufficientemente respondendo ad alcuni argomenti di quei che
stimano il contrario; dove non solo fa ufficio di matematico che
suppone, ma anco de fisico che dimostra il moto de la terra.
La rivoluzione scientifica: da Copernico a Newton, a cura di Paolo
Rossi, Loescher, Torino, 1973, pagine 188-191.

G. Zappitello, Antologia filosofica,, Quaderno secondo/1. Capitolo
Due.
14) Keplero. La tesi di Copernico  convincente.
La tesi di Copernico mostra la meravigliosa armonia dell'Universo
e la sua semplicit, liberandolo dall'oneroso e inutile apparato
di tante numerose sfere. Se si afferma che questa tesi  errata,
ma i risultati ottenuti sono conformi al vero, ne deriva una
teoria che si abbandona all'arbitrio e contraddice tutte le regole
della natura e del ragionamento.
J. Kepler, Prodromus dissertationum cosmographicarum (pagine 37-
40).

E' cosa pia considerare subito, all'inizio di questa disputa sulla
natura, se vengano dette cose contrarie alla Sacra Scrittura.
Considero tuttavia intempestivo iniziare qui questa controversia,
anzi tempo e affrettatamente. Questo, in genere, prometto: che non
dir nulla che sia contrario alla Sacra Scrittura. Questo fu
sempre il mio atteggiamento, da quando cominciai a conoscere il
libro di Copernico.
A questo proposito, non avendo nessun motivo religioso che mi
impedisse di ascoltare Copernico allorch diceva cose giuste, la
perfetta concordanza dei fenomeni celesti con le opinioni
copernicane, suscit in me un immediata fiducia. Copernico infatti
non solo riusciva a dimostrare i moti trascorsi che risalivano
alla lontana antichit, ma anche quelli futuri, se non in modo
certissimo, almeno in maniera pi sicura di quanto facessero
Tolomeo, Alfonso ed altri. E ancora di pi egli solo riusc in
questo: a dar ragione in modo perfetto di quei fenomeni che gli
altri ci avevano insegnato a riguardare con stupore, togliendo
cos ogni motivo di meraviglia che sta sempre nell'ignoranza delle
cause. Ma il modo pi facile per fare apprendere ci al lettore 
quello di farmi persuasore affinch egli legga la Narratio di
Rheticus, poich non tutti possono avere l'opportunit di leggere
l'opera di Copernico.
In questo scritto non ho mai potuto essere d'accordo con coloro
che si appellano all'esempio di una dimostrazione accidentale
che con necessit sillogistica conclude qualcosa di vero pur
muovendo da false premesse. Essi infatti, basandosi su questo
esempio, pretendevano che potesse succedere che fossero false le
ipotesi di Copernico e che, malgrado ci, conseguissero da esse
fenomeni veri come se procedessero da princip esatti.
Ma un tale esempio non quadra. Infatti una tale conclusione tratta
da false premesse  accidentale e un'asserzione che proviene dal
falso, non appena la si applica ad una cosa diversa, si rivela per
quello che . A meno che non si voglia concedere a chi argomenta
il permesso di assumere infinite altre proposizioni false senza
dover rispettare mai alcuna coerenza sia nel progresso
dell'argomentazione, sia nel riepilogo di essa. Altrimenti invece
stanno le cose per colui che pone il Sole nel centro. Prova a
chiedergli infatti di dimostrare, sulla base di quella ipotesi,
una qualunque delle cose che veramente appaiono nei cieli, prova a
chiedergli di tornare indietro nella dimostrazione o di andare
avanti, di dedurre un fenomeno dall'altro e di fare tutto ci che
possa essere consono alla verit delle cose: ebbene, egli, se
abile, non esiter in nulla e sempre, anche dagli anfratti delle
pi intricate dimostrazione, approder ad una unit coerente e
salda.
Si potrebbe obiettare che la stessa cosa (che cio si accordavano
ai fenomeni), in parte la si pu dire ancora, in parte la si
poteva sostenere circa le tavole e le antiche ipotesi che invece
Copernico respinge come false. Allo stesso modo si potrebbe ora
obiettare a Copernico, col medesimo argomento, dicendo che per
quanto egli renda ragione in maniera egregia dei fenomeni,
tuttavia le sue ipotesi sono false. Rispondo prima di tutto che le
antiche ipotesi non spiegano affatto alcune questioni di capitale
importanza. Ad esempio non spiegano le cause del numero, o della
quantit e del tempo delle retrogradazioni [dei pianeti] e perch
esse corrispondano perfettamente al luogo e al moto medio del
Sole. In tutte queste cose, poich in Copernico appare un ordine
bellissimo,  necessario che sia invece presente una causa. Per di
pi Copernico non nega niente di quelle ipotesi che forniscono una
stabile causa delle apparenze e che si accordano con
l'osservazione, anzi, le accoglie tutte e le esplica.
Sembra infatti che abbia mutato molte cose nell'ipotesi consuete,
ma le cose non stanno cos. Pu accadere infatti che una medesima
conclusione risulti da due premesse differenti per la specie in
quanto appartenenti al medesimo genere e che in virt di questo
genere accada ci di cui si tratta. Cos Tolomeo dimostr il
sorgere e il tramontare delle stelle senza muovere da questo
termine medio pi vicino e appropriato: che cio la Terra sta nel
centro immobile. E Copernico dimostra la medesima cosa senza
richiamarsi a questo termine medio: che cio la Terra si muova,
lontano dal centro. Ad ambedue infatti basta dire (come del resto
hanno detto) che ci si verifica perch tra il cielo e la Terra si
frappone una certa separazione di movimenti e perch, rispetto
alle stelle fisse, la distanza della Terra dal centro non 
avvertibile. Dunque Tolomeo se dimostr alcuni fenomeni, non li
dimostr ricorrendo ad un termine medio falso e accidentale.
Tuttavia sbagli nella formulazione della legge [logica], in
quanto ritenne che certe cose si verificassero per la specie
quando invece avvengono per il genere. Donde appare evidente che
Tolomeo da una falsa disposizione dell'universo dimostr tuttavia
cose vere e consone al cielo e ai nostri occhi, e che non v'
alcuna ragione di sospettare che qualcosa di simile avvenga anche
per le ipotesi copernicane. Ch anzi resta fermo quanto detto fino
dall'inizio: che non possono essere falsi i princip di Copernico
per mezzo dei quali si rivela la causa costante, ignota agli
antichi, di moltissimi fenomeni.
Ci comprese il grandissimo Tycho Brahe, astronomo pi grande di
ogni possibile sua celebrazione. Pur dissentendo completamente da
Copernico circa la collocazione della terra, egli ha accettato da
Copernico ci in grazia del quale conosciamo ora le cause di cose
finora sconosciute: che cio il Sole  il centro [dei movimenti]
di cinque pianeti. Che il Sole sia immobile al centro  infatti un
termine medio troppo angusto per spiegare le retrogradazioni.
Basta affermare che il Sole  al centro di cinque pianeti. Altre
sono le cause per le quali Copernico assunse la specie al posto
del genere e colloc il Sole al centro del mondo e la Terra mobile
intorno ad esso. Infatti per passare adesso dall'astronomia alla
fisica, o cosmografia, queste ipotesi di Copernico non solo non
sbagliano nei confronti della natura, ma anzi le sono assai pi
consone. La natura infatti ama la semplicit e l'unit; in essa
non vi  nulla di inutile o superfluo e assai spesso una sola cosa
 destinata da essa a molti effetti. Presso le consuete ipotesi
[dell'astronomia tradizionale] non v' fine nella finzione di
sempre nuove sfere: presso Copernico molti movimenti conseguono da
pochissimi orbi. Per tacere adesso del reciproco attraversamento
degli orbi di Venere e Mercurio e di altre cose cui l'antica
astronomia, con tutta la sua libert di fingere gli orbi, stenta
tutt'ora a trovare una soluzione. E cos quest'uomo non solo
liber la natura da quell'oneroso e inutile apparato di tanto
numerose sfere, ma ci svel anche il tesoro inesauribile di
calcoli divini circa le meravigliose propriet di tutti i corpi e
dell'intero universo. E non esito ad affermare che ci che
Copernico scopr a posteriori e dimostr con l'osservazione, se
fosse vissuto (come spesso si augura Rheticus) avrebbe potuto
dimostrarlo a priori, senza fatica, mediante assiomi geometrici,
come testimonia lo stesso Aristotele.
La rivoluzione scientifica: da Copernico a Newton, a cura di Paolo
Rossi, Loescher, Torino, 1973, pagine 191-196.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1. Capitolo
Due.
15) Bellarmino. Si torna alla tesi di Osiander.
Il cardinale Bellarmino, in una lettera del 12 aprile 1615
indirizzata ad Antonio Foscarini, consiglia Galilei di attenersi
alla tesi copernicana solo ex suppositione, da un punto di vista
matematico. Sembra che Bellarmino attribuisca ancora la tesi di
Osiander a Copernico. Se invece il sistema copernicano  sostenuto
come verit delle cose, allora si corre il pericolo di irritare i
sostenitori della tradizione e di nuocere alla religione
cristiana. Se il sistema copernicano fosse dimostrato in modo
convincente, solo allora si potrebbe ripensare alla
interpretazione tradizionale delle Scritture. Finch questa prova
certa non esiste, non  conveniente abbandonare la tradizione. Ci
in accordo con le disposizioni del Concilio. Il litto  la
spiaggia.
Lettera del cardinale Bellarmino a Paolo Antonio Foscarini, 12
aprile 1615 (pagine 37-40 e 52).

Al Molto Reverendo Priore Paolo Antonio Foscarini, Provinciale de'
Carmelitani della Provincia di Calabria [in Roma].
Molto Reverendo Padre mio,.
Ho letto volentieri l'epistola italiana e la scrittura latina che
la P.V. m'ha mandato: la ringratio dell'una e dell'altra, e
confesso che sono tutte piene d'ingegno e di dottrina. Ma perch
lei dimanda il mio parere, lo far con molta brevit, perch lei
hora ha poco tempo di leggere et io ho poco tempo di scrivere.
1 Dico che mi pare che P.V. et il Signor Galileo facciano
prudentemente a contentarsi di parlare ex suppositione e non
assolutamente, come io ho sempre creduto che habbia parlato il
Copernico. Perch il dire, che supposto che la terra si muova et
il sole stia fermo si salvano tutte l'apparenze meglio che con
porre gli eccentrici et epicicli,  benissimo detto, e non ha
pericolo nessuno; e questo basta al mathematico: ma volere
affermare che realmente il sole sia nel centro del mondo, e solo
si rivolti in s stesso senza correre dall'oriente all'occidente,
e che la terra stia nel terzo cielo e giri con somma velocit
intorno al sole,  cosa molto pericolosa non solo d'irritare tutti
i filosofi e theologi scholastici, ma anco di nuocere alla Santa
Fede con rendere false le Scritture Sante; perch la P.V. ha bene
dimostrato molti modi di esporre le Sante Scritture, ma ma non li
ha applicati in particolare, ch senza dubbio havria trovate
grandissime difficult se havesse voluto esporre tutti quei luoghi
che lei stessa ha citati.
2 Dico che, come lei sa, il Concilio prohibisce esporre le
Scritture contra il commune consenso de' Santi Padri; e se la P.V.
vorr leggere non dico solo li Santi Padri, ma li commentarii
moderni sopra il Genesi, sopra li Salmi, sopra l'Ecclesiaste,
sopra Giosu, trovar che tutti convengono in esporre ad literam
ch'il sole  nel cielo e gira intorno alla terra con somma
velocit, che la terra  lontanissima dal cielo e sta nel centro
del mondo, immobile. Consideri hora lei, con la sua prudenza, se
la Chiesa possa sopportare che si dia alle Scritture un senso
contrario alli Santi Padri et a tutti li espositori greci e
latini. N si pu rispondere che questa non sia materia di fede,
perch se non  materia di fede ex parte obiecti,  materia di
fede ex parte dicentis; e cos sarebbe heretico chi dicesse che
Abramo non habbia havuti due figliuoli e Iacob dodici, come chi
dicesse che Christo non  nato di vergine, perch l'uno e l'altro
lo dice lo Spirito Santo per bocca de' Profeti et Apostoli.
3 Dico che quando ci fusse vera demostratione che il sole stia
nel centro del mondo e la terra nel terzo cielo, e che il sole non
circonda la terra, ma la terra circonda il sole allhora bisogneria
andar con molta consideratione in esplicare le Scritture che
paiono contrarie, e pi tosto dire che non l'intendiamo che dire
che sia falso quello che si dimostra. Ma io non creder che ci sia
tal dimostratione, fin che non mi sia mostrata: n  l'istesso
dimostrare che supposto ch'il sole stia nel centro e la terra nel
cielo, si salvino le apparenze, e dimostrare che in verit il sole
stia nel centro e la terra nel cielo; perch la prima
dimostratione credo che ci possa essere, ma della seconda ho
grandissimo dubbio, et in caso di dubbio non si dee lasciare la
Scrittura Santa esposta da' Santi Padri. Aggiungo che quello che
scrisse: Oritur sol et occidit, et ad locum suum revertitur etc.,
fu Salomone, il quale non solo parl ispirato da Dio, ma fu huomo
sopra tutti gli altri sapientissimo e dottissimo nelle scienze
humane e nella cognitione delle cose create, e tutta questa
sapienza l'hebbe da Dio; onde non  verisimile che affermasse una
cosa che fusse contraria alla verit dimostrata o che si potesse
dimostrare. E se mi dir che Salomone parla secondo l'apparenza,
parendo a noi ch'il sole giri, mentre la terra gira, come a chi si
parte dal litto pare che il litto si parta dalla nave, risponder
che chi si parte dal litto, sebbene gli pare che il litto si parte
da lui, nondimeno conosce che questo  errore e lo corregge,
vedendo chiaramente che la nave si muove e non il litto; ma quanto
al sole e la terra, nessuno savio  che habbia bisogno di
correggere l'errore, perch chiaramente esperimenta che la terra
sta ferma e che l'occhio non s'inganna quando giudica che il sole
si muove, come anco non s'inganna quando giudica che la luna e le
stelle si muovano. E questo basti per hora.
La rivoluzione scientifica: da Copernico a Newton, a cura di Paolo
Rossi, Loescher, Torino, 1973, pagine 196-199.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1. Capitolo
Due.
16) L'opinione di Galileo.
Secondo Galilei l'atteggiamento di Copernico era quello di
comprendere come stanno veramente le cose. E siccome la teoria
tolemaica, nel suo insieme, non corrispondeva all'idea di un
Universo ordinato e armonioso, ma ad una mostruosissima chimera,
cos si mise a riflettere sulla vera costituzione del Cielo e
della Terra. Galilei si prende cura di sottolineare che la tesi
copernicana fu resa pubblica in accordo con la volont di un
vescovo (Tiedemann Giese, vescovo di Kulm), di un cardinale
(Nicolas Schoenberg, cardinale di Capua) e di un papa (Paolo
terzo).
G. Galilei, Considerazioni circa l'opinione copernicana, 1615
(pagine 37-40 e  96).

Quelli che persistono in voler affermare che il Copernico abbia
solamente come astronomo presa ex hypothesi la mobilit della
Terra e stabilit del Sole, in quanto ella meglio satisfaccia al
salvare delle apparenze celesti ed al calculo de' movimenti de i
pianeti, ma non gi che per vera ei la credesse realmente in
natura, mostrano (e sia detto con pace loro) d'aver troppo creduto
alla relazione di chi forse parla pi per proprio arbitrio, che
per pratica che egli abbia nel libro del Copernico o nell'intender
la natura di questo negozio; circa il quale per tale cagione non
del tutto aggiustatamente discorrono.
E prima (stando pur solamente sopra le conietture generali),
veggasi la prefazione di quello a Paulo terzo, Sommo Pontefice, al
quale egli dedica l'opera; e troverassi, prima, come per satisfare
alla parte che questi dicono dell'astronomo, egli aveva fatta e
compita l'opra secondo l'ipotesi della commune filosofia e
conforme all'istesso Tolomeo, s che niente ci era da desiderare;
ma poi, spoliatosi l'abito di puro astronomo e vestitosi quello di
contemplatore della natura, si pose ad esaminare se questa gi
introdotta supposizione da gli astronomi, e che quanto ai calcoli
ed apparenze di moti a pianeta per pianeta competentemente
satisfaceva, potesse anco re vera sussistere nel mondo e nella
natura; e trovando che in maniera alcuna non poteva essere una
tale ordinazione di parti, delle quali, ben che in s stessa
ciascuna fosse assai proporzionata, nel congiugnerle poi insieme
si veniva a formare una mostruosissima chimera, si pose, come
dico, a contemplare qual potesse realmente essere in natura il
mondano sistema, non pi per il solo commodo del puro astronomo, a
i calcoli del quale gi aveva satisfatto, ma per venir in
cognizione di s nobile problema naturale, sicuro oltre a ci, che
se alle semplici apparenze si era potuto satisfare con ipotesi non
vere, molto meglio ci si averebbe dalla vera e natural
constituzion mondana. E trovandosi ricchissimo di osservazioni
vere e reali in natura, fatte ne i corsi delle stelle, senza la
qual cognizione  del tutto impossibile conseguire una tal
notizia, s'applic con indefessi studii al ritrovamento di tale
constituzione: e prima, invitato dall'autorit di tanti antichi
uomini grandissimi, si diede alla contemplazione della mobilit
della Terra e stabilit del Sole; senza il quale invito ed
autorit per s stesso non gli sarebbe venuto in mente tal
concetto o l'averebbe avuto, come egli confessa d'averlo avuto nel
primo apparire, per acroama e paradosso grandissimo; ma poi con
lunghe e sensate osservazioni, con incontri concordante e
fermissime dimostrazioni, lo scoperse talmente consonante alla
mondana armonia, che interamente s'accert della sua verit. Non
, dunque, introdotta questa posizione per satisfare al puro
astronomo, ma per satisfare alla necessit della natura.
Di pi, conobbe e scrisse nell'istesso luogo il Copernico, che il
pubblicare al mondo questa opinione l'averebbe fatto reputar pazzo
dall'infinit de i seguaci della corrente filosofica e pi
dall'universit de gli uomini vulgari: nulladimeno, forzato da i
comandamenti del Cardinal Capuano e dal Vescovo Culmense, egli la
pubblic. Ora, qual pazzia sarebbe stata la sua se egli, reputando
tale opinione per falsa in natura, l'avesse publicata per creduta
vera da s, con certezza di averne a essere reputato stolto
appresso tutto il mondo? E perch non si sarebbe egli dichiarato
d'usurparla solo come astronomo, ma di negarla come filosofo,
sfuggendo con questo protesto, con laude del suo giudizio, la nota
universale di stoltizia?.
In oltre, il Copernico apporta assai minutamente i fondamenti e le
ragioni per le quali gli antichi han creduto la Terra esser
immobile, e poi, esaminando il valore di ciascheduna partitamente,
le dimostra inefficaci: ora chi vidde mai autore alcuno sensato
porsi a confutar le dimostrazioni confermanti una proposizione
stimata da s vera e reale? e qual giudizio sarebbe stato il suo,
di reprobare e dannare una conclusione, mentre che effettivamente
egli avesse voluto che il lettore credesse che ei la reputasse
vera? Simili incongruenze non si possono attribuire a un tanto
uomo.
Di pi, notisi attentamente che trattandosi della mobilit o
quiete della Terra o del Sole, siamo in un dilemma di proposizioni
contraddittorie, delle quali per necessit una  vera, n si pu
in modo alcuno ricorrer a dire che forse non sta n in questo n
in quel modo: ora se la stabilit della Terra e mobilit del Sole
 de facto vera in natura e assurda la contraria posizione, come
si potr ragionevolmente dire, che meglio si accordi all'apparenze
manifeste visibili e sensate nei movimenti e constituzioni delle
stelle, la posizione falsa che la verit? chi  quello che non
sappia, concordantissima essere l'armonia di tutti i veri in
natura ed asprissimamente dissonare le false posizioni da gli
effetti veri? Concorder, dunque, in ogni spezie di consonanza la
mobilit della Terra e stabilit del Sole con la disposizione di
tutti gli altri corpi mondani e con tutte le apparenze che sono
mille, che noi ed i nostri antecessori hanno minutissimamente
osservato, e sar tal posizione falsa; e la stabilit della Terra
e mobilit del Sole, stimata vera, in modo alcuno non potr con le
altre verit concordarsi. Se si potesse dire, non esser vera n
questa n quella posizione, potrebbe essere che l'una si
accomodasse meglio che l'altra al rendere ragione dell'apparenze:
ma che delle medesime posizioni delle quali una necessariamente 
falsa e l'altra vera, si abbia da affermare che la falsa meglio
risponda a gli effetti in natura, veramente possa la mia
immaginazione. Aggiungo e replico: S'el Copernico confessa d'aver
pienamente satisfatto a gli astronomi con la commune e ricevuta
per vero ipotesi, come si ha da dire che egli volesse o potesse
con una falsa e stolta satisfare di nuovo a' medesimi astronomi?.
Ma passo a considerare internamente la natura del negozio, e a
mostrare con quanta attenzione si deve discorrere circa di esso.
Due sorte di supposizioni hanno sin qui fatto gli astronomi:
alcune sono prime e riguardanti all'assoluta verit in natura;
altre sono seconde, le quali sono state imaginate per render
ragione dell'apparenze ne i movimenti delle stelle, le quali
apparenze mostrano in certo modo non concordare con le prime e
vere supposizioni. Come, per esempio, Tolomeo, prima che
applicarsi al satifare all'apparenze, suppone, non come puro
astronomo, ma come purissimo filosofo, anzi dalli stessi filosofi
piglia, che i movimenti celesti sieno tutti circolari e regolari,
cio equabili; che il cielo sia di figura sferica; che la Terra
sia nel centro della sfera celeste, sia essa ancora sferica e
immobile, etc.: voltandosi poi all'inegualit che noi scorgiamo ne
i movimenti e nelle lontananze de i pianeti, le quali pare che
repugnino alle prime e stabilite supposizioni naturali, passa ad
un'altra sorte di supposizioni che ha per mira di ritrovar le
ragioni come, senza mutar le prime, possa esser l'evidente e
sensata inegualit ne i movimenti delle stelle e nel loro
appressamento e discostamento dalla Terra; per il che fare
introduce alcuni movimenti pur circolari, ma sopra ad altri centri
che quello della Terra, descrivendo cerchi eccentrici ed epicicli;
e questa seconda supposizione  quella della quale alcuno potrebbe
dire che l'astronomo suppone per satisfare a i suoi computi, senza
obbligarsi a sostenere che ella sia re vera in natura. Veggiamo
adesso tra quali spezie di ipotesi riponga il Copernico la
mobilit della Terra e stabilit del Sole: che non ha dubbio
alcuno, se noi ben consideriamo, egli la ripone tra le posizioni
prime e necessarie in natura; poi che, per quanto apparisce, agli
astronomi egli aveva dato, come gi ho detto, satisfazione per
l'altra strada, solo si applica poi a questa per satisfare al
problema massimo naturale. Anzi, tanto  falso che egli prenda
questa supposizione per satisfare alla parte de' calcoli
astronomici, che egli medesimo, quando viene a cotali calcoli,
lascia questa posizione e ritorna alla vecchia, come gi
accommodata e facile ad essere appresa e come destrissima ancora
per gli stessi computi; avvenga che, essendo per sua natura tanto
il suppor l'una posizione quanto l'altra [...] fa che l'istesso
Copernico, quando viene a considerare detti accidenti de i primi
moti, gli considera al modo antico, come fatti ne i cerchi
figurati in cielo e mossi intorno alla Terra stabile, ben che la
fermezza e stabilit sia nel cielo altissimo, detto il primo
mobile, e la mobilit nella Terra [...]Non si revochi dunque in
dubbio in modo alcuno, che il Copernico non per altra ragione n
in altra maniera prende la mobilit della Terra e stabilit del
Sole, che per stabilire, in grazia del filosofo naturale, questa
ipotesi della prima spezie, e, per l'opposito, quando egli viene
alla parte de i computi astronomici, ritorna a prender l'ipotesi
vecchia, che immagina i cerchi de i primi movimenti con i loro
accidenti essere nel cielo altissimo intorno alla Terra stabile,
come pi facile ad essere appresa da ciascheduno per l'inveterata
consuetudine.
La rivoluzione scientifica: da Copernico a Newton, a cura di Paolo
Rossi, Loescher, Torino, 1973, pagine 199-205.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1. Capitolo
Due.
17) Cartesio. Meglio non pubblicare!.
Cartesio, quando seppe della condanna di Galilei, decise di non
pubblicare una sua opera di fisica, in cui erano espressi giudizi
favorevoli sulla teoria copernicana, per non avere guai con la
Chiesa cattolica. Questo episodio ci ricorda che c' sempre uno
stretto rapporto fra un atto di censura dall'alto e tante scelte
di autocensura dal basso.
R. Descartes, Lettera a M. Mersenne, 1633 ( pagine 37-40 e 139).

Mi ero proposto di spedirvi il mio trattato sul Mondo per le
prossime feste. Non pi di quindici giorni fa ero ancora ben
deciso a spedirvene almeno una parte, se, per allora, non fosse
stato possibile trascriverlo tutto. In quei giorni feci cercare a
Leida e a Amsterdam il Sistema del Mondo di Galileo, perch avevo
inteso dire che era stato pubblicato in Italia l'anno scorso. Ho
saputo che  vero che era stato pubblicato, ma che al tempo
stesso, tutte le copie erano state bruciate a Roma e l'autore
condannato a una qualche pena. Ci mi ha tanto colpito che io ho
quasi preso la decisione di bruciare tutte le mie carte o almeno
di non lasciarle vedere a nessuno. Perch non riesco nemmeno a
immaginare che egli, italiano e, a quanto so, anche ben voluto dal
Papa, abbia potuto essere incriminato se non per il fatto di aver
voluto affermare il movimento della terra. So bene che una tale
affermazione  stata in altri tempi censurata da qualche
Cardinale, ma mi sembrava di aver sentito dire che, in seguito,
non si impediva di insegnarla pubblicamente, anche a Roma. Devo
confessare che se quell'affermazione  falsa, sono anche falsi
tutti i fondamenti della mia filosofia perch quell'affermazione
si dimostra con evidenza per loro mezzo. E quell'affermazione 
cos saldamente legata a tutte le parti del mio sistema, che non
sarebbe possibile eliminarla senza rendere tutto il resto
grandemente manchevole. Poich tuttavia non vorrei per nessuna
ragione al mondo che uscisse dalle mie mani uno scritto in cui si
potesse trovare anche una sola parola disapprovata dalla Chiesa,
cos preferisco sopprimerlo che farlo comparire alterato. Non mi
sono mai sentito propenso a scrivere libri e se non mi fossi
impegnato di fronte a voi e ad altri amici, e se il desiderio di
mantenere la parola che vi ho dato non mi avesse spinto a
studiare, non ne sarei mai venuto a capo. Ma, dopo tutto, sono
sicuro che non mi manderete l'ufficiale giudiziario per
costringermi a pagare il mio debito e voi stesso sarete forse a
vostro agio essendo esonerato dalla pena di leggere cose cattive.
Ci sono gi tante opinioni in filosofia che hanno l'apparenza
della verit e che possono essere sostenute nelle dispute, che se
le mie non hanno nulla di pi certo e non possono essere approvate
senza controversie, non voglio pubblicarle mai [...]. Vi prego di
informarmi di tutto quanto sapete sulla faccenda di Galilei [...].
Da Deventer, fine di novembre del 1633.

La rivoluzione scientifica: da Copernico a Newton, a cura di Paolo
Rossi, Loescher, Torino, 1973, pagine 199-205.
